Blog Dedicato Al Mondo Dell' Horror
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Re:Kinder – Recensione
martedì, marzo 11th, 2014

“Attenzione: questo gioco presenta scene gore e contenuti non adatti a tutti.”
E’ mai possibile che ogni gioco che prendo in mano inizia sempre così? Come? Se non c’è questo avviso non ci gioco? Mhh… sì, probabile.
Ok, chiudendo questa fantastica parentesi pregna di simpatia mi accingo a commentare un altro indie RPG-based molto, molto particolare. Non che gli altri fossero favole da leggere ai figli prima di dormire, ma in questo titolo ho riscontrato diversi aspetti della mente umana, della vita, dell’infanzia, pensate un po’. Fino a qualche mese fa non avrei neanche pensato di affrontare certe tematiche attraverso un gioco horror pixeloso, ma tant’è.
Il gioco in questione si chiama Re:Kinder, sviluppato su RPG Maker VX e tradotto da VGPerson, e remake di Kinder del 2003, al quale non è stata applicata la traduzione in idioma comprensibile. Prima di iniziare questa recensione vorrei fare una premessa: il creatore di questo gioco, Horafuki Yokochou, noto come Parun nel web, a Settembre del 2011 si è suicidato buttandosi dal nono piano di un palazzo. Ovviamente questa cosa non influisce sul giudizio del gioco, per carità, ma credetemi che ha influito parecchio sullo svolgimento della partita.

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La storia narra di un bambino di terza elementare, tale Shunsuke, che parte a casa dei nonni per trascorrere le vacanze estive. Al suo ritorno a casa, a Kowada Town, si accorge che tutto quanto è cambiato: da un allegro paesello, d’un colpo si trova in mezzo ad una landa desolata, nebbiosa, secca e grigia, senza un apparente motivo. Riunitosi con i suoi compagni di merende Kung, Sayaka, Aya, Rei, Hiro-Kun e Takumi, quasi unici superstiti della città, si organizzerà per capire cosa è successo, e possibilmente porre rimedio al più presto a questa disagevole faccenda prima che qualcuno ci lasci la pelle. E’ infatti parte cruciale del gameplay trovarsi con Shunsuke di fronte a delle scelte per salvare la vita ai suoi amici, che andrebbero altrimenti a fare una fine davvero brutta, restringendo sempre più il cerchio di personaggi disponibili per portare a termine l’avventura.

Salta subito all’occhio che l’incipt della storia è piuttosto diverso dal solito: tutta la vicenda ruota attorno a dei bambini di terza o quarta elementare, ognuno con i suoi pregi e peculiarità, raggruppati nel loro “rifugio segreto” per stilare strategie e far fronte coraggiosamente ai pericoli esterni. Wow, fico, l’ultima volta che ho visto una cosa del genere è stato in TV con i Goonies!

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In netto contrasto con questa “armata dell’innocenza” vi è un mondo sanguinolento, cupo e letale, dove neanche la polizia può essere d’aiuto, frutto della mente ormai deviata di Yuichi, un bambino ancora più piccolo, di seconda elementare, mosso dalla furia scatenata dai suoi genitori, capace di animare gli oggetti più innocui come orsacchiotti e bambole, facendoli diventare nemici con cui lottare (nel gioco Yuichi cita volutamente JigSaw con un “I wanna play a game”).
A proposito di lotta, in Re: Kinder è stato adottato un sistema di combattimento a turni che ricorda su per giù Final Fantasy, con tanto di barre HP, ognuno con il suo menu per poter scegliere la mossa da usare contro il nemico: colpo normale, blocco, abilità e oggetti. Ogni bambino possiede una sua abilità personale, che va dal colpo potente alla cura degli alleati, proprio come un GDR, sebbene l’equip utilizzabile sia molto limitato.
Graficamente è molto piacevole, particolareggiato, molto colorato all’inizio e molto inquietante dopo, con avatar semplici ma ben fatti, ed art work molto belli e particolari per rappresentare i nemici che si combattono, oltre alle classiche immagini hand made nelle scene più importanti.
La cosa però più originale e strana, e che ho apprezzato di più di questo titolo, è l’impostazione umoristica che stride sulle tematiche diametralmente opposte. Shunsuke che può saltare sui letti durante le fasi d’esplorazione, le battute degli amici e, in particolar modo, la scelta delle musiche, forse la cosa che rimane più impressa: dalla musica classica durante le Boss Fight all’amata e odiata “Vamos cantar!”, una canzone latino-americana presente durante le apparizioni di Yuichi, che a dirla tutta non c’entra niente con tutto il resto, ma a mio giudizio ha un suo perché. Giusto per entrare nei particolari, infine, merita una menzione anche il suono di selezione del menu, ricordandoci quel rumore che sicuramente tutti hanno fatto al supermercato, nel reparto animali, schiacciando con finta indifferenza uno di quei giocattoli di gomma per i cani.

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Collegandomi alla prima frase di questo post, è una delle poche volte che mi trovo d’accordo con il disclaimer iniziale. I protagonisti della storia fanno parte di una società abituata a certi standard, e che tendono quindi a rifiutare ciò che è diverso, chiunque di noi si potrebbe rispecchiare in loro, facendo fronte ad un mondo distorto e tetro, anche solo metaforicamente. In Re: Kinder tutto ciò è visto dagli occhi di bambini, le cose più legate all’infanzia assumono aspetti mostruosi e pericolosi, e la mancanza di punti di riferimento come i genitori può essere un pretesto per scatenare odio e rancore, più per se stessi che per gli altri, a maggior ragione se questi punti di riferimento ti si ritorcono contro.
Ed è questo che fa specie. Parole come adulterio, aborto, depressione e suicidio tra i discorsi più normali tra amici delle elementari. Questo è Re: Kinder oltre il gameplay, oltre la grafica e oltre le musiche.
Sarà questo gioco fortemente weird, surreale o non convenzionale, ma secondo me si avvicina molto alla realtà di oggi, e ai pensieri che possono insinuarsi nella testa di molti bambini che, in un’età magari più adeguata, possono faticare a gestire, rendendoli armi distruttive di se stessi. E molto spesso la soluzione ai problemi sembrerebbe così semplice a parole ma quasi impossibile nei fatti, ma è come ci suggerisce il gioco alla fine: “Believe in yourself and your dreams will come true“.
E riguardo all’autore di questo gioco… giocando a questo titolo sapendo cosa gli è successo, è stato inevitabile pensare che tutto questo fosse una sorta di sfogo, di messaggio, che anche lui si fosse sentito come Yuichi.

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Questo è il link per il download, provatelo che ne vale davvero la pena, tenendo però a mente che non è leggero. A tratti divertente, a tratti creepy, a tratti da WTF, ma non leggero.

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