Blog Dedicato Al Mondo Dell' Horror
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Hand in Hand – Recensione
lunedì, marzo 17th, 2014

Il titolo di questo gioco anticipa già buona parte dei contenuti, così come la schermata iniziale tutta “rose e fiori”, e non è un modo di dire. Più che un horror si può definire una “romanticheria” con qualche piccolo elemento creepy, ma neanche molto. Tutto sta nell’immedesimarsi, nel mettersi nei panni di chi l’ha creato, del paese in cui vive con la sua cultura e le sue superstizioni… soprattutto queste.
Realizzato in soli cinque giorni, Hand in Hand ha concorso all’evento chiamato “Girls Party”, indetto da appassionati di RPG Tkool, dove per gareggiare era necessaria la presenza di elementi yuri – rapporti sessuali tra ragazze – o shojo ai – storie d’amore tra ragazze – nei propri titoli.
L’autore di questo gioco, Ruki.Nanase, ha ammesso senza problemi di non essere per nulla ferrato su questi due argomenti, tanto da dover ricorrere a Google e Wikipedia per documentarsi a sufficienza, affinché la sua “creatura” avesse potuto partecipare al torneo, e tutto questo cinque giorni prima che il torneo iniziasse, l’ha quindi consegnato a ridosso della scadenza, tipo la bolletta della luce.
Essendo dunque la prima volta  che tratta certe tematiche, ha cercato di inserire altre cose per non concentrare tutta l’attenzione sulla parte shojo ai per non risaltare troppo eventuali lacune in materia, puntando quindi sul mistero e sul paranormale. Dire horror mi sembra un tantino esagerato.
Mentre i classici titoli, tra cui tanti di quelli recensiti in questo blog, presentano una premessa che avverte la presenza di sangue e scene crude, qui avverte di scene che rasentano l’omosessualità.
Tradotto in idioma anglosassone quasi un mese fa dal gruppo Memories of Fear, che di solito si dedicano alla serie di Corpse Party, è quindi disponibile anche per i gamer occidentali.

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La vicenda si svolge nella Momoyama Academy, dove un giorno due ragazze rimangono al suo interno per troppo tempo a sbrigare le loro faccende, finendo per restare chiuse dentro, una volta giunta la sera. Lì per lì potrebbe sembrare una cosa che bene o male può capitare a tutti, se non fosse per una figura completamente nera che si aggira per i corridoi del secondo e terzo piano della scuola. Le due protagoniste, Shizune Takasugi e Akari Hioki, pensano che sia una maledizione legata a tre bambole Kokeshi che il preside conserva nel suo ufficio, che però misteriosamente sono sparite, bloccando l’uscita della scuola e riportando in vita questo essere inquieto.
Insieme, quindi, queste due ragazze si impegneranno a ritrovare le tre bambole e far tornare tutto alla normalità… sempre che la misteriosa figura nera non intralci il loro piano.

L’angolo della cul-tura: che è una bambola Kokeshi?
Ko (piccolo, o di legno) e Keshi (bambola). Muse ispiratrici della Matrioska, e originare della regione Tohoku in Giappone, queste bamboline di legno d’acero rappresentano l’infanzia, e sono spesso decorate con dei kimono e petali di ciliegio. A seconda dei casi assumono significati diversi: più di cento anni fa, un ragazzo che passava in età adulta doveva bruciare questa bambola, il cui fumo prodotto rappresentava l’infanzia ormai sparita.
Altre fonti però affermano che la traduzione di Kokeshi più valida sia Ko (bambino) e Keshi (da Kesu, cancellare, eliminare) e le collocano in un contesto in cui facevano da amuleti di buona sorte nei casi di sparizione dei bambini nel periodo in cui venivano spesso catturati per diventare schiavi. Più recentemente, nella metà del ‘900, furono il simbolo dei bambini uccisi in gravidanza o in tenera età a causa della povertà vigente in quella regione.
Seppur oggi siano soltanto dei simpatici souvenir made in Japan, tempo prima custodivano significati ben diversi, belli e brutti, attendibili e non, ma si sa che i giapponesi son bravi a spaventare con le loro credenze, ce ne hanno sempre dato prova.

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Come meccaniche di gioco, Hand in Hand presenta alcuni elementi RPG come la barra HP ed MP che finalmente non si svuotano all’istante, alcuni episodi di combattimento a turni con tanto di mosse e skill combattive, più alcuni oggetti che aiutano a recuperare la salute… sebbene questi elementi non siano il fulcro del gameplay e non si passi tanto tempo a combattere, rendono però la partita un po’ meno frenetica, il fatto che sia assente l’elemento “ti tocco e crepi”, molto comune in titoli analoghi, rende il tutto più tranquillo e sopportabile, affievolendo quel poco che c’è di “horror” in una storia che vede evolvere una certa intesa tra la dolce Akari e la più rude Shizune, intesa che crescerà o diminuirà in base ad alcune scelte da dire o da fare (tipo baciare una ferita anziché medicarla), decisioni che determineranno l’esito dell’avventura, in un bivio tra un Normal ed un Good ending (che poi alla fine cambia poco).

screenshot_03 Gli ambienti, anche se limitati a due piani di scuola, sono piuttosto ricchi di particolari e ben curati, gli avatar sono a mezzo busto, tipo – alla lontana – Corpse Party, e variano a seconda dei momenti con alcune espressioni e facce arrossate dall’imbarazzo… so che potrei spoilerare, ma non c’è nessuna scena… come dire… ecco, sì, quella.
Ha di bello che è dolce, carino, simpatico. Mi vien da dire questo su Hand in Hand. Di jumpscares ce ne sono pochissimi, così come qualsiasi altra reazione possa scaturire da un normale horror, pur di fattura RPG Maker-iana che sia. Dura poco ma sa intrattenere ed incuriosire, è un po’ d’aria fresca dopo un bel po’ di tempo a giocare a titoli lugubri ed inquietanti. E’ pur sempre un “lavoretto” eseguito in una manciata di ore.
Un “Aww” a te, Ruki.Nanase :D Ecco link per poterlo provare.

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